
Sedute psicologiche: come funzionano, a cosa servono e quando iniziarle e cosa aspettarsi
- Pubblicato da Dott.ssa Alessia Tarasykova
- Categorie Blog
- Data 20/10/2022
A cosa servono le sedute da psicologo
Come capire se hai davvero bisogno dell’aiuto di uno psicologo? Tutti, prima o poi, attraversano momenti di tensione, fallimenti, tristezza o stress. Le sedute psicologiche non hanno l’obiettivo di eliminare tutte le difficoltà della vita. Se, ad esempio, non riesci a trovare il lavoro che desideri, questo non rientra direttamente nell’ambito delle sedute. Tuttavia, se vivi costantemente nella paura di fallire a un colloquio, o se i conflitti sul lavoro sono diventati una costante, il supporto di uno psicologo può esserti d’aiuto.
Le sedute sono particolarmente indicate quando i problemi hanno origine interiore, sono legati alla tua personalità, ai tuoi vissuti, e ti impediscono di affrontare la quotidianità con serenità. Alcune persone si rivolgono allo psicologo per ansia; altre, perché si sentono smarrite, svuotate o senza uno scopo. C’è chi desidera liberarsi da abitudini ossessive o da paure limitanti, e chi cerca di ritrovare fiducia in sé stesso.
Alla base di un percorso psicologico efficace c’è la convinzione che ogni persona possieda una naturale capacità di crescita, consapevolezza e cambiamento. Crescere, esprimersi, evolvere sono processi naturali, profondamente legati al benessere psicologico. Quando qualcosa li ostacola, può emergere una sensazione di disagio interiore.
Durante le sedute, si esplora insieme cosa frena questi processi e in che modo, spesso inconsapevolmente, siamo noi stessi a bloccarli. Portando alla luce ostacoli e convinzioni limitanti, le sedute aiutano a riconoscerli, affrontarli e trasformarli.
Il primo incontro
Il primo incontro con lo psicologo serve a valutare se può iniziare un percorso di lavoro condiviso. Non rappresenta ancora l’inizio vero e proprio delle sedute. A volte, questa fase può richiedere più di un incontro: è un momento di reciproca conoscenza, utile a capire se il professionista è quello giusto per te.
Prime impressioni
Pensare che basti entrare nello studio e lasciare che sia lo psicologo a condurre tutto è un errore. È importante che tu riesca a comunicare cosa stai vivendo e cosa ti aspetti dal percorso. Allo stesso tempo, hai il diritto di valutare se ti senti a tuo agio con quel professionista. È utile anche capire come lui ti percepisce, e cosa ritiene di poterti offrire.
Dopo aver condiviso le tue difficoltà e aspettative, puoi chiedere allo psicologo:
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Se condivide la tua visione del problema o se ritiene che ci siano altri aspetti da esplorare.
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Quale potrebbe essere la frequenza degli incontri.
Cosa succede durante le sedute
Cosa accade durante le sedute con uno psicologo? Qual è il tuo ruolo e quale quello dello specialista? A differenza di quanto suggerisce uno stereotipo diffuso, non si tratta solo di parlare mentre l’altro ascolta. Anche se sarai tu a raccontare molto – emozioni, desideri, pensieri, esperienze – il lavoro è attivo e collaborativo.
Gli incontri partono spesso da ciò che porti tu: un evento recente, un sogno, un pensiero fisso, o qualcosa rimasto in sospeso dalla seduta precedente. Il tuo compito è essere il più possibile autentico, senza censurare emozioni o pensieri per vergogna o paura. Permettere a ciò che senti di emergere è il primo passo verso l’accettazione e l’integrazione di te stesso.
Lo psicologo ti aiuta a esprimerti, offrendo uno spazio sicuro e accogliente, dove anche le emozioni più scomode possono essere accolte e comprese.
La conversazione
Durante le sedute, la parola viene utilizzata come strumento di esplorazione e trasformazione. Parlare permette di dare forma e significato a ciò che senti. A volte basta nominare un’emozione per iniziare a gestirla in modo più consapevole. I problemi emergono non solo attraverso le parole, ma anche attraverso la postura, il tono di voce, i gesti, i disegni, i silenzi e i movimenti. Da lì si costruiscono gli obiettivi del percorso e si sviluppa la relazione tra te e il professionista.
Non cercare di “correggere” i tuoi pensieri prima di esprimerli. Non sforzarti di apparire a posto o gradevole. Più sei sincero, meno spazio avranno la vergogna o la paura del giudizio. Se ti senti confuso o non sai cosa dire, puoi semplicemente dirlo: “Mi sento strano, non so da dove cominciare, forse ti sembrerò sciocco”. Se ti senti sopraffatto, dillo apertamente: “Mi sento travolto, ho bisogno che tu dica qualcosa”.
Il silenzio
Molte persone faticano a tollerare il silenzio: lo percepiscono come imbarazzante o inutile. In realtà, anche il silenzio ha una sua funzione. Può servire a riflettere, a elaborare ciò che è emerso o semplicemente a lasciare spazio all’interiorità.
Durante le sedute, il silenzio può aiutarti a entrare in contatto con qualcosa di profondo, che ancora non trova parole. Gli psicologi, di solito, non lo interrompono se percepiscono che ha un valore. A volte, possono persino proporre di restare in silenzio per qualche minuto, per evitare che le parole diventino uno strumento di fuga dalle emozioni più autentiche.
I sogni
La celebre affermazione di Freud – “L’interpretazione dei sogni è la via regia verso l’inconscio” – esprime l’idea che, durante il sonno, la mente si libera dal controllo della realtà esterna e può accedere ai contenuti più profondi dell’interiorità. I sogni portano in superficie pensieri, emozioni e desideri nascosti, espressi in forma simbolica e talvolta sorprendentemente vivida.
In molte forme di lavoro psicologico, i sogni diventano uno strumento prezioso per esplorare aspetti della persona che da svegli restano poco accessibili. La loro utilità dipende dalla disponibilità del cliente a condividerli e dalla sensibilità dello psicologo nell’accompagnarli nella comprensione del loro significato. Quando racconti un sogno, fallo come se descrivessi un vissuto emotivo reale: prova a ricordare l’atmosfera che lo ha caratterizzato – ansiosa, serena, inquietante – e collega i contenuti onirici alla tua vita quotidiana, cercando analogie emotive. Lo psicologo ti aiuterà a cogliere i legami nascosti e a intuire cosa il sogno sta cercando di comunicarti.
Sentimenti nei confronti dello psicologo
Nel corso delle sedute psicologiche, può svilupparsi una relazione significativa con lo psicologo, ed è molto probabile che tu provi emozioni intense nei suoi confronti. Questi sentimenti possono emergere come parte integrante del processo oppure svilupparsi in modo indipendente. Riconoscerli, condividerli e comprenderli è un passaggio fondamentale del percorso.
Il modo in cui lo psicologo interpreta e accoglie la natura di queste emozioni ha un ruolo centrale nel lavoro psicologico.
Resistenza
In un percorso psicologico efficace è naturale attraversare momenti di resistenza. Anzi, la resistenza è spesso il segnale che si sta toccando qualcosa di significativo.
Segnali di resistenza possono essere:
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Il percorso procede bene, ma improvvisamente diventa difficile o spiacevole partecipare alle sedute.
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Hai iniziato percorsi con diversi psicologi, ma li hai interrotti incontrando sempre gli stessi ostacoli.
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La delusione nei confronti dello psicologo richiama dinamiche già vissute con altre persone importanti della tua vita.
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Cambi all’improvviso opinione sulle sedute, cominciando a vederle come inutili o troppo costose.
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Cominci a disdire o dimenticare gli appuntamenti, assorbito da altre attività.
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Non ti va di raccontare eventi importanti della tua vita, anche se sai che potrebbero essere rilevanti.
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Senza una motivazione chiara, inizi a pensare di voler interrompere il percorso prima del previsto.
Perché sto peggio da quando ho iniziato le sedute?
A volte, durante un percorso con lo psicologo, può succedere che la persona non si senta meglio, ma peggio. E, paradossalmente, questo può essere del tutto normale.
Perché succede?
Il lavoro psicologico mira a una maggiore comprensione di sé — compresi quegli aspetti interiori che prima venivano tenuti nascosti o protetti.
Prima, facevo affidamento sulle mie difese interiori: grazie a esse mi sentivo più al sicuro, ma allo stesso tempo ero limitato. Durante le sedute, queste difese iniziano ad allentarsi, e comincio a confrontarmi direttamente con ciò da cui prima mi proteggevano.
Inoltre, dentro di me ci sono parti che ho cercato a lungo di allontanare o negare. Nel corso delle sedute mi trovo a contatto proprio con questi aspetti: scopro in me cose che non avrei voluto vedere. È un processo di passaggio — che richiede attraversamento, adattamento, accettazione.
Se prima ero rigido, chiuso, bloccato, ora, grazie a questo incontro con me stesso, posso sviluppare nuovi modi di stare al mondo, diventare più flessibile e, alla fine, sentirmi più a mio agio.
Se prima fuggivo da me stesso, generando difficoltà, ora posso accogliere quelle parti, attraversarle, e imparare a conviverci con maggiore serenità.
Ma attenzione!
Per arrivare a questo punto di equilibrio, bisogna attraversare un percorso che può essere doloroso, scomodo, faticoso.
Questo “peggioramento” iniziale è in realtà un segnale del lavoro interiore in atto.
Il cliente può percepire un peggioramento perché si ritrova a confrontarsi non solo con la problematica per cui ha iniziato le sedute — che magari non è ancora stata risolta — ma anche con altre difficoltà che prima non vedeva o non considerava.
Questo passaggio è comune in molte esperienze psicologiche. È una fase che va attraversata e vissuta.
Ecco perché si dice che è il cliente a fare il lavoro su di sé, mentre lo psicologo accompagna e sostiene questo processo.
Sono Alessia Tarasykova, psicologa iscritta all’albo del Friuli Venezia Giulia, psicoterapeuta in formazione con indirizzo psicocorporeo, arteterapeuta e insegnante di mindfulness e sommelier.
Il mio lavoro è dedicato a chi desidera trasformare le difficoltà in opportunità di crescita, ritrovare la propria autenticità e vivere una vita più piena e consapevole.



